Maduro prosegue verso la creazione del Petro, criptovaluta nazionale del Venezuela

Nonostante il no del parlamento, il presidente ha chiesto ai paesi dell'ALBA di affiancarlo nella realizzazione della criptovaluta

L’economia del Venezuela è in difficoltà da anni, piegata da un enorme debito e dal basso prezzo del petrolio, e ulteriormente punita dalle sanzioni americane. La moneta nazionale, il Bolivar, ha subito una terribile iperinflazione in stile Repubblica di Weimar, tanto che in molti nel paese, hanno cominciato a trovare nelle criptovalute, in particolare Bitcoin, un sicuro deposito di valore. Oltre all’acquisto di cripto per mettere al sicuro i propri risparmi, nel paese si è molto diffuso anche il mining, complice la disponibilità di energia elettrica gratuita figlia delle politiche socialiste.

L’interesse dei cittadini venezuelani per le cripto non è stato sempre ben visto dal governo, che ha anche perseguito penalmente i miners. In dicembre però, il presidente Maduro ha mostrato di voler condurre l’intera nazione verso le cripto, annunciando la creazione di una criptovaluta nazionale: il Petro.

Il valore della criptovaluta dovrebbe essere garantito dalle riserve di petrolio, gas, oro e diamanti del paese, ma non tutti credono in questo modello di valuta sostenuta da beni, come rimarcato da Steve Hanke di Forbes, che ne mette in dubbio la reale convertibilità.

Un’opinione ugualmente negativa sembra averla il parlamento venezuelano, che la settimana scorsa ha dichiarato incostituzionale la criptovaluta nazionale promossa da Maduro, definendola “an effort to illegally mortgage the cash-strapped country’s oil reserves.”

Nonostante lo stop del parlamento però, Maduro non sembra intenzionato a rinunciare al sogno di una criptovaluta nazionale che salvi il Venezuela dal tracollo. Parlando ieri all’Alleanza Bolivariana per le Americhe (Alianza Bolivariana para los Pueblos de Nuestra América - Tratado de Comercio de los Pueblos, fondata da Chavez come una comunità di paesi di America Latina e Caraibi fondati sulla stessa ideologia - quella di Simón Bolívar, da qui il nome “bolivariana”), Maduro ha anzi rilanciato, difendendo le potenzialità del Petro sul piano della sovranità monetaria.

Maduro è poi andato oltre, chiedendo agli altri paesi del gruppo (che oltre al Venezuela include Antigua e Barbuda, Bolivia, Cuba, Dominica, Ecuador, Nicaragua, Santa Lucia, Saint Vincent e Grenadine, Saint Kitts e Nevis, Grenada) di collaborare alla creazione del Petro e di adottarlo come una moneta comune tra gli 11 paesi.

“I have a proposal for the economic teams of the ALBA; to assume jointly the creation of an oil-backed petro cryptocurrency, which will be supported with Venezuelan oil and that very soon we will sustain with the wealth of Venezuela’s gold and diamonds.” 

Maduro spera forse che il supporto dei paesi dell’ALBA possa aiutarlo ad aggirare il veto del parlamento venezuelano, un veto che comunque non dovrebbe ostacolare eccessivamente il cammino del Petro, considerando il controllo che Maduro esercita su altri organi istituzionali del paese.